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giovedì 9 settembre 2010

I primi dentini: i disturbi

L'arrivo dei primi dentini incutono sempre una certa preoccupazione nei genitori che vedono il piccolo soffrire e non sanno come aiutarlo.
In genere il primo dentino compare al sesto mese anche se è un termine del tutto indicativo perché ritardi o anticipi anche di qualche mese sono normali. La mia piccolina, per esempio, a messo il primo dentino a 8 mesi.

Ma vediamo quali sono i segnali che ci fanno capire che al nostro bambino stanno spuntando i primi dentini.
    • Gengive rosse e gonfie. Le gengive si arrossano e si gonfiano perché il dentino spinge per uscire fino a bucarle. Poco prima di uscire infatti, sarà visibile un taglio nelle gengive in corrispondenza del dentino.
    • Eccessiva salivazione. L'aumento della salivazione è dovuto dalle gengive che iniziano a gonfiarsi. Non è nulla di preoccupante ma può accadere che a causa dell'eccessiva salivazione il mento e il collo si arrossano e si irritano. Evitare quindi che la saliva raggiunga queste zone e cercate di mantenerlo asciutto.
    • Diarrea. La diarrea può accompagnare l'uscita dei dentini ma è meglio consultare il pediatra per evitare il rischio di un'evewntuale malattia, anche se in tutta sincerità mia figlia ha avuto diarrea per l'uscita di ogni dentino.
    • Vomito. Anche il vomito non è da trascurare, soprattutto quando si ripete spesso durante la giornata. Mia figlia, per esempio, vomitava dopo ogni pappata e mi sono dovuta rivolgere alla pediatra. Ciò accade perché il nostro bambino, disturbato dal dolore, nel tentativo di calmarlo mette in modo aggressivo le manine in bocca in modo continuo provocando così il vomito.
    • Porta tutto in bocca. Accade perché il nostro bambino vuole lenire il dolore che l'uscita del primo dentino porta. Oltre alle mani porterà in bocca qualsiasi oggetto mordendolo tenacemente.

    • Febbre. Può accadere che al piccolo venga la febbre che però non è da attribuire ai dentini come credono molte mamme. Il problema sono gli oggetti e le manine ricchi di germi che porta in bocca. E spesso questi germi che si accumulano in quantità eccessive portano la febbre. In questo caso è bene consultare il pediatra immediatamente.
    • Pianto e perdita di appetito. Il dolore può causare anche perdita di appetito (come è accaduto a mia figlia) e pianto
    Con l'arrivo dei primi due dentini ( l'incisivo superiore e quello inferiore), il piccolo dovrebbe soffrire meno con i successivi dentini, anche se questa non è una regola.

    sabato 4 settembre 2010

    Essere mamma: Perchè mio figlio non accetta il biberon

    Essere mamma: Perchè mio figlio non accetta il biberon

    Perchè mio figlio non accetta il biberon

    Quando nasce il bimbo e bene che la madre lo attacchi il prima possibile al seno perché, come detto nei precedenti post, il latte materno è l'alimento perfetto per il piccolo.
    Quando però arriva il momento di svezzarlo può capitare che il piccolo, abituato al seno, non accetti il biberon.
    Con il latte materno il nostro bimbo non ha certo bisogno del biberon neanche per bere acqua perché quando si allatta il piccolo non ha bisogno di bere acqua, perciò durante lo svezzamento difficilmente riesce ad adattarsi alla tettarella del biberon.

    Dunque cosa fare se il bimbo non accetta il biberon?
     Se il piccolo non accetta il biberon allo svezzamento allora vuol dire che non succhia neanche l'acqua dal biberon. Se invece, al contrario, accetta di bere l'acqua ma non il latte, il problema sta nel latte. In quest'ultimo caso il nostro bimbo non accetta il latte artificiale perché abituato al latte materno che ovviamente predilige.
    In questo caso si può provare a cambiare il latte, anche se escludo che la situazione migliori, oppure utilizzare il tiralatte e provare a fargli bere il latte materno col biberon.
    Se invece, come detto prima, non beve neanche l'acqua allora e meglio provare a dargli il latte e l'acqua con il cucchiaio provando di tanto il tanto con il biberon.
    Purtroppo questo è un problema che hanno molte mamme che hanno allattato, compresa me, e per esperienza, devo dire che ci vuole molta, moltissima pazienza.
    Io ho provato a svezzare mia figlia a 4 mesi e mezzo dietro consiglio del pediatra e quando le ho messo il biberon in bocca lo ha subito rifiutato, persino per l'acqua. A quel punto il pediatra, dopo tanti tentativi mi ha detto di continuare a darle il mio latte e ho allattato la mia piccola fino a 8 mesi, tentanto sempre di offrirle prima il biberon senza alcun risultato. Sono invece riuscita a darle l'acqua con il cucchiaino mentre di latte proprio non voleva saperne.
    Ho provato di tutto: ho cambiato il latte, ho provato ad aggiungere biscotti, cereali, frutta ma i risultati erano pessimi.
    A'ottavo mese, stanca di questo continuo tormento mi sono presa di coraggio ho ho deciso di toglierle il latte materno definitivamente. E' stata dura e mia figlia mangiava appena 60ml di latte con il biberon. Era così abituata ad attaccarsi spesso al seno che le bastava poco per sentirsi sazia. Col tempo ha cominciato a bere sempre più latte e oggi a 11 mesi mangia 220ml di latte e biscotti.

    Un consiglio che mi sento di dare alle neo mamme e quello di far conoscere il biberon al piccolo fin dall'inizio. Non sto certo dicendo di dargli il latte artificiale ma di provare a dare il latte materno almeno una volta al giorno al vostro piccolo attraverso il biberon o magari provate a dargli l'acqua fin da subito.

    Se invece proprio non riuscite a fargli bere il latte allora provate a sostituirlo con le merende, con lo yogurt e con derivati del latte. In genere il bambini li gradiscono.Non forzate il vostro bimbo con il latte, propronetelo sempre ma senza forzarlo, il vostro bimbo crescerà bene ugualmente.




    Essere mamma: Parto: cosa portare in ospedale

    Essere mamma: Parto: cosa portare in ospedale

    venerdì 3 settembre 2010

    Essere mamma: Allattamento al seno: i consigli

    Essere mamma: Allattamento al seno: i consigli

    Allattamento al seno: i consigli

    Oggi allattare al seno diventa sempre più difficile per le neo mamme, soprattutto quando si lavora e non si ha il tempo necessario per la poppata.
    Ricordiamoci però che il latte materno è fondamentale per i primi mesi di vita del piccolo perché nel latte materno ci sono tutti i nutrienti necessari al neonato alcuni dei quali non si trovano o si trovano in misura ridotta nel latte artificiale.
    Non tutti sanno l'importanza che ha il latte materno per il piccolo che, preso in via esclusiva per i primi mesi e in modo complementare dal sesto mese in poi, protegge il piccolo da eventuali infezioni batteriche e favorisce lo sviluppo intestinale.E' bene sapere che tutte le mamme possono allattare subito dopo il parto ed è bene farlo immediatamente. soltanto in tre casi la mamma non può allattare:
    1. sieropositività;
    2. tubercolosi attiva e non curata;
    3.  uso di droghe per terapie antitumorali.
    Un altro caso in cui non si può allattare è quando al bambino viene diagnosticata la galattosemia, una rara malattia metabolica.

    Ma come si allatta al seno?

    E' molto semplice! Anzitutto è meglio che la mamma trovi un posto dove rilassarsi e mettersi comoda per poter allattare; su una poltrona o sul letto coricata su un fianco (posizione utile per allattare di notte senza alzarsi), ma qualsiasi posizione è valida purchè la schiena sia ben sostenuta. Infine basta portare il piccolo al seno, con la bocca all'altezza del capezzolo, e il piccolo istintivamente lo porterà in bocca.
    Quando il piccolo si attacca è importante che le labbra siano rivolte verso l''esterno e che oltre al capezzolo abbia in bocca anche un'ampia parte dell'areola.
    Infine bisogna tenerlo attaccato per venti minuti alternando i seni dopo 10 minuti.
    Per evitare che il piccolo non si attacchi al seno e bene che dopo il parto si provi subito ad attaccarlo.

    Perchè il latte diminuisce o addirittura finisce?

    Un mito da sfatare subito è anzitutto quello che il latte materno col tempo possa diminuire o addirittura finire. Non è vero! Il latte diminuisce o finisce solo nel caso in cui lo si alterna al latte artificiale. Il seno infatti produce tanto latte quanto è necessario al bambino più una piccola riserva che viene utilizzata se il bimbo mangia in misura superiore alla quantità necessaria. Inoltre man mano che il piccolo cresce e quindi assume una maggiore quantità di latte il seno continuerà a produrre una maggiore quantità di latte necessaria al piccolo, più una riserva.
    Se si alterna il latte materno con il latte artificiale, la quantità di latte che rimane al seno dopo la poppata manda un messaggio che è quello di produrre meno latte perché più latte rimane al seno  più diminuisce la produzione.
    Stessa cosa accade quando si allatta da un solo seno per molto tempo, l'altro smetterà di produrre latte.
    E' bene quindi che il piccolo sia nutrito solo con il latte materno salvo diverse indicazioni del pediatra.

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    domenica 22 agosto 2010

    Gravidanza e fumo

    Che il fumo fa male in ogni caso è una cosa che sappiamo tutti e nonostante i gravi danni che può causare, molti continuano a fumare, per cui è riduttivo dire che in gravidanza  fumare è sbagliato sia per la mamma che per il nascituro perchè nonostante tutto ci saranno donne che continueranno a fumare.
    Sappiamo bene quali danni porta il fumo all'uomo, ma quali danni può causare al feto ancora non è molto chiaro a tutti.

    Quindi... quali sono i rischi del feto sottoposto al fumo?

    Anzitutto aumenta il rischio di un aborto spontaneo, una riduzione del peso alla nascita e la morte in culla e strettamente collegato al fumo. Il fumo oltre al ritardo della crescita del bambino può ritardare anche lo sviluppo mentale nonchè quello polmonare. Le tossine del fumo passano, attaverso il cordone ombellicale e la placenta, direttamente al bambino provocando la riduzione di ossigeno, una diminuzione dell'irrorazione sanguigna e quindi anche un minor apporto delle sostanze vitali necessarie al piccolo.
    Fumare in gravidanza può provocare complicazioni sia al sistema nervoso che a quello respiratorio.
    La nicotina infatti può modificare in modo duraturo il sistema nervoso perchè agisce sulle terminazioni nervose. E' stato riscontrato che bambini di madri fumatrici possono manifestare disturbi neuro-comportamentali: sono più eccitabili e hanno capacità intellettive inferiori.
    Il fumo è nocivo anche per le vie respiratorie del piccolo, i disturbi tipici che provoca sono asma, tosse, bronchiti, russamento, disturbi del sonno.
    Ma non sono solo le donne che fumano a far correre rischi di questo tipo al feto. Molte donne infatti non si rendono conto che anche il fumo passivo e dannoso al piccolo esponendolo alla nicotina e ai suoi effetti. Il consiglio è di evitare il fumo passivo evitando di stare vicino a persone che stanno fumando.

    Se non vuoi farlo per te, fallo almeno per il piccolo nascituro: Smetti di fumare!
    Molte donne in gravidanza dichiarano che non riescono a smettere perchè hanno paura di mangiare di più e quindi di ingrassare o perchè non hanno abbastanza forza di volontà per smettere. Chiedi consiglio al medico di famiglia, potrebbe aiutarti a smettere di fumare.

    Ebook consigliati: Smettere di Fumare

    sabato 31 luglio 2010

    I primi passi: i consigli

    I primi passi del bambino avvengono tra  i 9 mesi e l'anno di età, anche se ci sono bimbi che cominciano a camminare anche più tardi.
    una volta che il piccolo ha imparato a gattonare la sua scoperta successiva sarà quella di sperimentare la posizione eretta e quindi i suoi primi passi.
    Il bambino tenterà quindi più volte di camminare finchè, dopo parecchie cadute ci riuscirà.
    Il comportamento dei genitori durante questa fase non deve essere quello di prenderlo  durante i suoi vacillamenti per paura che si faccia male, ma quello di invogliarlo a proseguire.
    Anche se la paura che il piccolo si faccia male è tanta, bisogna lasciare che il bambino cada e ritenti ancora perchè in realtà il piccolo non ha paura di farsi male, la sua paura è quella di non farcela. Perciò forza e coraggio e lasciatelo tentare. Prendetelo solo se si fa male veramente.
    Un altro errore comune che fanno i genitori è quello di mettere il piccolo nel girello credendo che imparerà più in fretta a camminare. Sbagliatissimo!
    Il girello mantiene solo la posizione eretta e quando il vostro bambino si muove in realtà si spinge col bacino e con le punte dei piedi, infatti una volta tolto dal girello, se provate a tenere il bambino e a farlo camminare, il piccolo proverà a camminare buttando in avanti il bacino e tentando di spingersi in avanti con le punte dei piedi senza poggiare il tallone.
    Il consiglio è quello di allontanare il girello nel momento in cui il bambino comincia a gattonare perchè la fase successiva è proprio quella di sperimentare la posizione eretta.
    Se si continua a utilizzare il girello il piccolo ritarderà i suoi primi passi.
    Un altro consiglio da seguire assolutamente è quello di far indossare al piccolo le scarpine adatte ai suoi primi passi. Appena comincia a gattonare eliminare quindi le scarpine prive di suole e utilizzare scarpime morbide con suole in grado di permettere al bambino di camminare.
    Le scarpine devono essere flessibili tali da poterle piegare facilmente a 90°, nella parte posteriore deve esserci un contrafforte che tenga stabile il calcagno e sia il calcagno che le dita devono stare chiuse per evitare che si faccia male con i suoi movimenti ancora non sicuri. In estate utilizzare quindi scarpine che abbiano i buchi sopra e siano aperte lateralmente ed evitare sandali aperti davanti o dietro.

    domenica 11 luglio 2010

    Essere mamma: Quando il bimbo piange

    Essere mamma: Quando il bimbo piange

    Quando il bimbo piange

    Nei primi mesi il vostro bambino si esprime solo con il pianto perciò è importante capire perchè piange. all'inizio sarà difficile capire cosa vuole esprimere il piccolo col pianto ma con il passare dei mesi i genitori riescono per fortuna a decifrarne i messaggi.
    Nei primi mesi il bimbo difficilmente piange per capricci o per fare dispetti, dietro il suo pianto c'è sicuramente qualche malessere per cui non ignorate il suo pianto ma cercate di capire cosa abbia.
    Ma quando non si riesce a interpretare il pianto del bimbo cosa si deve fare?

           Ha fame
    • Se il bimbo piange mezz'ora prima della poppata può darsi che abbia fame per cui provate a dargli da mangiare. I pianti più frequenti sono quelli per la fame.
          Ha freddo o caldo
    • I genitori  hanno spesso la tendenza a coprire troppo il proprio piccolo per paura che prenda freddo perciò può capitare che il piccolo pianga per il caldo. Il modo migliore per capire se il bimbo ha troppo caldo o troppo freddo e quello di mettergli la mano sul pancino: se e troppo caldo o addirittura bagnato, scopritelo un po, viceversa se è freddo copritelo di più.
         Ha il pannolino sporco
    • Alcuni bimbi piangono immediatamente quando hanno il pannolino sporco, altri invece non hanno alcun fastidio a tenere il pannolino sporco. Se il vostro piccolo piange cambiategli il pannolino. Un consiglio: in genere dopo i pasti i lattanti evacuano e, se non piangono, si corre il rischio di eritemi nelle parti intime con il conseguente pianto per bruciori. é importante quindi controllare spesso il pannolino evitando così che il pannolino sia troppo bagnato e sporco.
        Ha sonno
    • Il bambino è nervoso perché ha sonno ma non riesce ad addormentarsi. Mettetevi in una stanza silenziosa con la TV spenta, mettetelo al vostro petto e dondolatelo in modo armonioso cantando una ninna nanna. il piccolo si rilasserà e poi si addormenterà.
        Ha le coliche
    • le coliche gassose sono causa di pianti improvvisi, incontrollabili  e continui. In genere si presentano nei primi tre mesi del bimbo ma possono durare anche fino a 6 mesi e più raramente fino al primo anno di età. Si riconoscono dall'addome teso, continuo scalciare dl bimbo, a volte si irrigidisce e si contorce e dal pianto continuo e nervoso del piccolo. Per calmarlo provare a praticare un massaggio rotatorio al ventre per ammorbidirlo, fargli bere delle tisane ( es. finocchio, melissa, camomilla), oppure provare a dare al piccolo un cucchiaino di acqua e zucchero divisi in parti uguali ( si è notato che può calmare il pianto del bambino da mezz'ora a diverse ore).
        Vuole essere preso in braccio
    • A volte il bimbo piange semplicemente perché vuole essere preso in braccio, magari ha subito troppi stimoli e  ha bisogno di sentirsi al sicuro. Il solo fatto di sentirsi tra le braccia della mamma lo fa calmare.